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PAN 3026
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Fernando Sulpizi
F. Sulpizi
Tre ricercari su una scala tetracordale
per clarinetto e archi - 8'18"
Tre ipotesi
per flauto, flauto d'amore e archi - 14'38"
Ramificazioni
per flauto, oboe, cello e clavicembalo - 14'25"
Jeu de l'aube
per clavicembalo e violoncello - 10'18"
Alchimie sonore
per flauto, oboe, clarinetto in si
b
,
violino, violoncello e clavicembalo - 8'33"
Ciro Scarponi,
clarinetto
Roberto Fabbriciani,
flauti
Bruno Campanella,
direttore
Sestetto "Alchimie Sonore"
Claudia Giottoli,
flauto
Paolo Puliti,
oboe
Manuela Ormanni,
clarinetto
Fabrizio Ammetto,
violino
Maurizio Massarelli,
violoncello
Claudio Brizi,
clavicembalo
"Tre Ipotesi" (Demo .mp3 - 30 sec. - 340 Kb)
Edizioni Edipan
CD PAN 3026 -
price 15.00 Euro
-
Note al disco
LE FACCE DEL CRISTALLO
Nelle musiche di Fernando Sulpizi presenti in questa incisione pulsa la qualità di un tempo musicale graffiato sulla superficie del foglio pentagrammato.
Sono piccoli pannelli separati di un polittico che ha superato i cento numeri d'opera, mosaico laborioso composto di tessere, organizzate a tracciare un disegno unitario, quello della coagulazione della musica nella vita.
La più recente produzione di Sulpizi risponde alla chiamata di una ipotesi: inserire il fenomeno musicale nelle situazioni reali dell'ascolto, rendere l'ascolto - a sua volta - funzione di una rappresentazione. Nella rappresentazione - e qui la musica entra nel teatro, si fa teatro — ogni battuta musicale è gesto, comunicazione, rito. L'accelerazione degli impulsi drammatici a cui Sulpizi ha sottoposto la sua ispirazione, ha dato luogo a una apertura mentale verso spazi inesplorati, percorsi con la leggerezza di un viaggiatore incantato. Risale a questi ultimi anni la definizione di un "teatro musicale" realizzato attraverso l'adozione di nuovi strumenti a percussione ideati, progettati e realizzati dallo stesso Sulpizi.
Sollecitazioni simboliche emerse dalle suggestive teorie antropologiche di Schneider, riflessioni sulla produzione di Varèse e Cage, lo stimolo di una lettura pungente di Harry Partch, la fattiva collaborazione con l'artista Armando Marrocco hanno visto Sulpizi impegnato nella realizzazione di un "dramma" musicale basato sull'adozione di questi oggetti-strumenti (ci riferiamo, in ordine cronologico, al
Gioco delle perle di vetro
, 1983,
Cantano le palafitte
, 1984, e alla trilogia edita nell'85
Filo d'Arianna
,
Fosfeni
,
Jeu de la nuit
) culminante nell'azione teatrale
E le pietre ripresero a cantare
, Sagra musicale Umbra 1988. Alcune delle composizioni raccolte in questo disco, benché spostate su una angolatura di destinazione cameristica, nascono dagli stessi presupposti metodologici del teatro di Sulpizi: nelle convinzioni dell'autore ogni strumento è un suono, un rumore organizzato, e pertanto possiede una figura propria e un proprio modello ritmico: "costante che, se cambia, cambia molto lentamente, come un fatto della natura". L'estrema coerenza con cui Sulpizi,sino a questo momento, ha saputo raccogliere le sue idee e guidarle verso un progetto unitario, rende le cinque opere partecipi di un processo di trasformazione che, pur rispondendo alla legge di organizzazione, le rende divergenti come le schegge di una frantumazione.
E qui la voce stessa del compositore si rende garante della correttezza di un metodo di lavoro ancora "progrediente", immune da stanchezza "... il processo di trasformazione è analogo alla formazione dei cristalli. Non ho mai cercato di rendere le mie composizioni adatte a calarsi in un contenitore preesistente. La forma musicale, considerata come risultato di processo è analoga al fenomeno della cristallizzazione.
La risposta più chiara che possa dare alla gente che mi chiede come compongo è dirgli 'mediante la cristallizzazione...' La forma esterna del cristallo e la struttura interna sono definite". Alla luce di queste considerazioni, per parlare delle musiche registrate, ricorderemo come
Ramificazioni
(1984) sia considerato dallo stesso autore come un "concerto per quattro solisti". Ogni pezzo ha la sua linea portante, uno strumento solista sotto la cui voce si aggregano gli altri: nel primo il ruolo principale tocca all'oboe, nel secondo al violoncello, nel terzo al flauto, nel quarto il clavicembalo è dedicatario di una lunga cadenza virtuosistica.
Jeu de l'aube
(1986) è elemento costitutivo di una serie di lavori omonimi (
Giochi d'ombre
, 1983,
Jeu de la nuit
, 1985,
Jeu du midi
, 1987,
Jeu du crépuscule
, 1989). Nei
Jeux
(in francese come si sa Jouer vuoi dire anche suonare) gli esecutori sono invitati a divertirsi, a sottoporre la propria intelligenza all'esaltante esperienza della leggerezza. Con flessibilità di distinzione, naturalmente, bisognerà sempre tener presente che il "gioco" è anche momento lucidissimo di una densità interiore, di una spoliazione di umori, in vista del raggiungimento di un equilibrio di ordine e di armonia. Barocchismo? Forse, come un'altra faccia del cristallo.
Alchimie sonore
risale al 1988. Alchimia, come trasformazione, ma anche nella sua accezione di sotterfugio, inganno, fuga di linee sonore che si inseguono e si sopraitanno I una con 1 altra con soluzioni modulari (soprattutto in Quadruplum, in Quintuplum e nella sezione iniziale di Sextuplum) che ricordano i ritmi fisiologici imposti da Sulpizi all'esecutore di Plurimo 8, come..., per pianoforte (1975) ispirato all'opera pittorica di Emilio Vedova. Nella contestualità della produzione dell'autore i
Tre ricercari
e le
Tre ipotesi
, benché molto distanziate nel tempo rispetto alle tre opere di cui abbiamo parlato, partecipano al progetto estensivo dell'autoriferimento a un disegno unitario.I
Tre ricercari su una scala tetracordale
(1968) nella loro ferratissima ascendenza linguistica caselliana-malipieriana rappresentano il referente accademico più esauriente nella produzione giovanile dell'autore. Torna utile a questo punto citare, almeno in parte, un frammento critico che Luciano Chailly dedicava nel 1980 al suo geniale ex-allievo: "Sulpizi è di quelli che si sono vestiti poco alla volta, arrivando, per perfezionamento o per esclusione, e quindi per necessità e con convinzione, a trovare la taglia e lo stile più consono alla propria costituzione.
A parte ogni forma di applicazione e di ramificazione della sua tecnica (che richiede un attento esame, lavoro per lavoro) egli da un punto di vista estetico ed etico è riuscito a trovare, nel caos odierno, una sua collocazione tra realtà e irrealtà, in quanto la sua musica, che spazia talvolta anche fuori di sé stessa attraverso i parametri dell'accezione scientifico-letteraria più che politico-religiosa, si potrebbe chiamare la Musica del come se, analogamente a 'Die philosophie des Als Ob' quando Vaihinger parlava di 'ideazioni abilmente congegnate, non sempre verificabili, ma giustificabili pragmaticamente, tali da poter insidiare il corso delle impressioni immediate, ma accrescendo il valore della realtà'. È quindi, il suo, il mondo della realtà conquistata attraverso la lievitazione evocativa del corporeo affermata attraverso l'incorporeo, della forma raggiunta attraverso l'informale con l'ausilio tisico-acustico (oltre che psicologico) della "dilatazione spaziale'".
Intelligentissima, e del tutto attuale questa posizione orientativa tracciata da Chailly, portato, certamente per conoscenza diretta del musicista che era sbocciato sotto le sue premure, a cogliere in Sulpizi quella capacità "accrescitiva" lievitativa, qualitativamente impulsiva scaturita da una natura musicale vivissima, coltivata già da allora, da un fecondo rapporto con arti parallele. La distanza temporale dalla partitura dei Ricercati non nuoce all'ascolto attuale: la musica sgorga, fresca e pulsante, piena di ottimismo. Sì, perché nell'animo di Sulpizi, crediamo, non si è mai insinuato il dubbio del "pensiero debole", né si sono verificati strappi con la capacità di essere sempre al centro della comunicazione.
Comunicazione di dati semplicemente sonori, quando si trattava di "musica pura" (raramente), arricchimento e trasfigurazione di dati extramusicali desunti dalla pittura (Vedova, appunto, ma anche Kupka, Mondrian, Moholy-Nagy, De Chirico di Simbologie trasfigurate, 1974) dall'architettura (Tresoli della torre di Kenzo Tange, 1977) dalla fotografia (Oggetti d'affezione e da Man Ray, 1984), per non parlare poi del Poe, - il prediletto - o del Rilke delle suggestioni profetiche (le apoca-littiche Sette pagine con frontespizio, 1979, o il capolavoro dei Sonetti a Orfeo, 1977, con un prodigioso Roberto Fabbriciani al flauto).
I Ricercari sono, tra l'altro, la prima grande pagina dedicata da Sulpizi al virtuoso Scarponi, destinatario di altri lavori. Il rapporto, culminato nella stesura degli
Enigmi
, 1985, ha portato alla compilazione di un corpus di musiche per clarinetto nelle quali appaionopresagi e tipologie di soluzioni strumentali del tutto originali, quando non addirittura uniche nel loro genere: e forse il caso dell'Enigma dei do/ore e della morte a proposito del quale Scarponi parla di una "musica lancinante e penetrante al pari di una Messa da requiem".
Le
Tre ipotesi
, 1972, appartengono già alla fase di allargamento "psicologico" che Sulpizi chiede ai suoi esecutori. L'esigenza, espressa a suo tempo da Cage, è quella di non lasciare il corpo sonoro isolato, ma di arricchirlo di altri fattori vitali, tutti legati alle attività spazio-temporali messe in moto dal solista al momento stesso dell'esecuzione. Nei tre movimenti che compongono le Ipotesi lo strumentista si trova di fronte a un brano iniziale che richiede da lui quasi la evocazione di un "tutti orchestrale", tanto risulta avviluppato dalla condotta degli archi. Nel secondo brano la linea solistica del flauto d'amore, virtuoslstica come non mai, e destinata ad essere quasi percossa, disturbata, dagli inserti orchestrali; nel terzo movimento (quasi un rondo) sono prescritte tre improvvisazioni "guidate"...
Stefano Ragni
FERNANDO SULPIZI
Insegna Armonia e Contrappunto presso il Conservatorio Morlacchi di Perugia. Il catalogo delle sue opere è ricco di più di 100 composizioni molte delle quali pubblicate da Sonzogno, Ricordi, Bèrben, PCC, Classico, CLD, Edipan. La sua produzione ha toccato molti generi, dalla musica da camera a quella per orchestra, dal teatro lirico ad azioni teatrali con coinvolgimento del pubblico. In Italia le orchestre della Rai di Roma e di Torino hanno eseguito sue composizioni.
All'estero, Radio Sofia ha registrato e più volte mandato in onda l'opera Trilogia umana. A Praga, gruppi cameristici hanno eseguito in diverse occasioni, Il gioco delle perle, Tre ricercari su una scala letracordaie, Ramificazioni, No hay que dar voces, Non chiudere la porta. Negli Usa la Cristal ha pubblicato l'edizione discografica di Suite trovadorica. Dall'Olanda sono state commissionate musiche per chitarra e formazioni camenstiche. Grande successo ha avuto a Londra e nel Festival internazionale di Cuba la composizione per tre chitarre e un chitarrista
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